Il nostro punto di vista


Di seguito le nostre considerazioni, depositate sul sito Tris della commissione Europea, in relazione allo schema di decreto attuativo della L. 117/18
(http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/tris/it/search/?trisaction=search.detail&year=2019&num=22)

Premesso che l’abbandono involontario di bambini in auto è causato dall’amnesia dissociativa, che insorge a causa di traumi o dello stress, determinando l’incapacità di ricordare informazioni personali importanti, appare subito chiaro che il requisito fondamentale che un dispositivo anti-abbandono deve soddisfare è che non deve basarsi sulla capacità da parte del conducente di ricordare di dover compiere azioni per attivarlo. Per cui bisogna plaudire alla scelta del legislatore di stabilire – al primo punto dell’allegato A della bozza del decreto attuativo – che:

  • il dispositivo deve essere in grado di attivarsi automaticamente ad ogni utilizzo, senza ulteriori azioni da parte del conducente

Alla luce di tale primo requisito che la norma richiede e fermo restando il rispetto dei regolamenti ECE R44 ed ECE R129, i quali sembrano escludere l’utilizzo di dispositivi elettronici su quei sistemi di ritenuta per i quali non siano stati specificamente omologati; si rileva che – in linea di massima – i dispositivi di cui si ha oggi notizia, per poter regolarmente funzionare, richiedono che il conducente dell’auto compia una – o più – delle seguenti azioni: portare con sé il cellulare quando si sale e scende dall’auto, attivare e/o controllare che siano effettivamente attivi bluetooth e geolocalizzazione, etc .

Al fine di verificare se tali azioni possano ritenersi come “ulteriori azioni”, cui la bozza di decreto si riferisce, è sufficiente chiedersi se esse siano o meno necessarie al funzionamento dei dispositivi stessi e – soprattutto – se ci si possa aspettare che vengano efficacemente ricordate da coloro che potrebbero, potenzialmente, arrivare a dimenticare il proprio bambino in auto.

La risposta – positiva o negativa – varrà ad escludere la rispondenza, o meno, del dispositivo ai criteri dettati dal Ministero.

Analoghe considerazioni valgono per quei dispositivi che potrebbero, invece, prevedere il collegamento a mezzo cavo con il sistema di ritenuta ad ogni installazione di quest’ultimo all’interno della vettura.

Sul punto, è opportuno sottolineare che più del 50 % della casistica di car heat-stroke finora rilevata a livello internazionale, riguarda bambini di età compresa tra 0 ed 1 anno, trasportati nei c.d. “ovetti”.

Le modalità di utilizzo di questi di particolari dispositivi di ritenuta meritano pertanto una specifica considerazione. Bisogna, infatti, tener presente che i neonati sono abitualmente posti all’interno dell’ovetto al momento di uscire di casa, assieme ad esso vengono posizionati in auto ed assieme ad esso vengono portati via dall’auto al termine di ogni viaggio.

Appare quindi chiaro come l’azione di “collegare” un eventuale cavo tra ovetto ed auto possa rendersi necessaria, e quindi da ricordare, in occasione di ogni singolo viaggio, potendo – così – configurarsi come quelle che il decreto definisce “ulteriori azioni ”.

Riteniamo poi opportuna un’ulteriore considerazione: ai fini di una valutazione di affidabilità dei dispositivi antiabbandono, non si può non considerare che questi possono subire avarie durante il loro funzionamento. Sarebbe, quindi, auspicabile che – ai fini dell’omologazione – il decreto attuativo richiedesse che i dispositivi antiabbandono fossero concepiti in modo da poter effettuare funzione di autodiagnosi, segnalando appunto, per quanto possibile, l’insorgere di eventuali anomalie di funzionamento.

Senza un sistema di autodiagnosi – infatti – la sola segnalazione di avvenuta attivazione non è sufficiente a garantire la sicurezza dei bambini trasportati ma – anzi – potrebbe condurre il conducente, come la psicologia del rischio insegna, ad una illusione di falsa sicurezza, inducendolo – così – ad abbassare il livello di guardia, nella convinzione che il bambino sia protetto dal dispositivo (acceso) che è allocato in auto.

Inoltre, considerando la non ancora chiarita definizione del termine “interazione” ed al fine di includere esplicitamente eventuali tipologie di dispositivi potenzialmente validi, siano essi attualmente in commercio o meno, sempre in rispetto della sostanza e delle finalità del decreto, suggeriamo di esemplificare l’interpretazione dello stesso sostituendo:

  • all’Art. 3 punto 1 lettera c)

“indipendente sia dal sistema di ritenuta per bambini sia dal veicolo”
Con
“indipendente dall’omologazione sia del sistema di ritenuta che del veicolo”

  • Analogo intervento chiarificatore sarebbe opportuno anche in relazione all’Art. 6 punto 2

“..valutazione delle interazioni del dispositivo con il veicolo o con i sistemi di ritenuta dei bambini”
Che potrebbe essere, più incisivamente così formulato
“..valutazione delle interazioni del dispositivo con il veicolo e/o con i sistemi di ritenuta dei bambini”.

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